I Sestieri di Lavagna e la Torta dei Fieschi: Storia e Tradizione
“Opizzo figlio di Ugone fu capitano de’ Senesi contra Fiorentini l’anno 1230 (…) e da lui discese il ramo della casa di Savignone…”
Un breve inciso del Trattato della Famiglia Fiesca (1646) di Federico Federici, nobile erudito e senatore della Repubblica di Genova, è bastato nel 1949 a dare lo spunto per far nascere una festa, la “Torta dei Fieschi” di Lavagna, che potrebbe a buon diritto essere considerata la più antica rievocazione storica della Liguria. I Sestieri di Lavagna, costituiti nel 1950 e da sempre organizzatori dell’evento, hanno per statuto la valorizzazione delle tradizioni dei Fieschi conti di Lavagna. La Torta dei Fieschi, però, non celebra un evento guerresco o politico, ma un episodio, a metà tra storia e leggenda, legato proprio all’Opizzo Fiesco ricordato dal Federici: le sontuose nozze con una nobildonna senese. Da questa premessa nasce la festa che da quasi sessant’anni, ogni 14 agosto, riporta indietro la… clessidra di sette secoli, e che ha reso Lavagna e i suoi Sestieri famosi a livello mondiale, tanto da essere invitati più volte, a partire dal Cinquecentenario del 1992, a sfilare al Columbus Day di New York.
INQUADRAMENTO STORICO : I FIESCHI
Il gruppo storico dei Sestieri di Lavagna nasce nel 1949 per rievocare le tradizioni dei Fieschi, Conti di Lavagna. Una famiglia feudale che ebbe una parte importantissima nelle vicende storiche non soltanto della Liguria ma dell'intero nord-Italia, a cavallo tra medioevo e Rinascimento. Feudatari imperiali di fazione guelfa, i Fieschi ebbero nel momento di loro maggior splendore, intorno al tredicesimo-quattordicesimo secolo, vasti possedimenti in Liguria, Basso Piemonte, Lombardia, Toscana, Emilia. Il loro potere politico ed economico era enorme, tanto che nell'arco di trent'anni, dal 1243 al 1276, riuscirono a far salire al soglio pontificio due Papi, Sinibaldo (Innocenzo IV) e il nipote Ottobuono (Adriano V). Il primo fu protagonista di un periodo cruciale per la Chiesa, con lo scontro diretto, violentissimo, con l'imperatore Federico II di Svevia che fu scomunicato proprio da Innocenzo IV. Per ritorsione, l'imperatore fece calare le sue soldatesche sulla Liguria e distruggere palazzi e chiese di proprietà della famiglia Fieschi. Adriano V, papa per poco più di un mese, dall’11 luglio al 18 agosto del 1276 (ma ricordato da Dante con i versetti 97-114 del canto XIX del Purgatorio (“….intra Siestri e Chiaveri s’adima / una fiumana bella, e del suo nome / lo titol del mio sangue fa sua cima…”: evidente riferimento al titolo di Conti di Lavagna di cui i Fieschi vollero sempre fregiarsi), fu un personaggio di prim'ordine nel campo della diplomazia ecclesiastica: alla sua mediazione come legato pontificio alla Corte d'Inghilterra, brillante e avventurosa (fu persino imprigionato nella Torre di Londra) si deve la felice conclusione della Guerra dei Baroni.
LA GRANDEZZA DELLA FAMIGLIA
L'epopea dei Fieschi non si concluse con il periodo feudale, di amministrazione diretta del territorio, ma proseguì anche dopo il passaggio dei poteri alla Repubblica di Genova. Pur conservando vasti possedimenti in Liguria ma soprattutto nei territori di confine con Piemonte e Toscana, come la Valle Scrivia, la Val Borbera, la Lunigiana, i Fieschi nel Quattrocento divennero personaggi di primo piano nella vita politica ed conomica di Genova. Le tradizioni di imprenditorialità dei Fieschi, avviate con le spedizioni mercantili nel Vicino Oriente sul finire del Duecento, si consolidano e si affinano con il potere politico esercitato dal capo della casata sul governo oligarchico della Repubblica genovese. Pur non salendo mai al dogato, che dopo il 1339 viene riservato ai ceti "popolari" della città, i Fieschi di fatto controllano per molto tempo la politica interna ed estera della Repubblica, ottenendone onori e prestigio. Tanto che nel 1502, in occasione della discesa in Italia di Luigi XII re di Francia, è il sontuoso palazzo dei Fieschi sulla collina di Carignano ad ospitare il monarca e tutto il suo seguito. Sempre in quegli anni i Fieschi amministravano di fatto la Riviera ligure di Levante, antico possedimento di famiglia, e avevano consolidato la loro giuridiszione sui feudi appenninici, con l'aggiunta della ricchissima Val Taro (sul versante emiliano). Con l'acquisti di Loano avevano avviato la penetrazione nel Ponente ligure, costituendo uno "stato" di grandiose dimensioni, sotto il diretto controllo del Conte, Gian Luigi Fieschi il Vecchio.
LA CONGIURA DEL 1547
Nell'arco di un cinquantennio, dal 1502 al 1547, la stella dei Fieschi sarebbe passata dal suo punto massimo alla rovina: le conseguenze della sfortunata congiura ordita contro l’ammiraglio Andrea Doria, alleato dell'imperatore spagnolo Carlo V, da Gian Luigi Fieschi il giovane, decreteranno la fine del potere fliscano: devastati palazzi e castelli, confiscate chiese e territori. In quest'ultimo scorcio di grandezza, la famiglia Fieschi si arricchisce di un personaggio immortale, del quale è tuttora vivissimo il ricordo: Caterina Fieschi Adorno, "la più grande Mistica dell'Occidente", la Santa degli ammalati: dopo una vita consacrata all'aiuto agli umili e ai sofferenti, morì nel 1510 e il suo corpo, incorrotto dopo quasi cinque secoli, è tuttora venerato a Genova nella chiesa a lei dedicata.
COLOMBO E I FIESCHI
Ancora da esplorare, anche se di recente ci sono state significative rivelazioni, è il ruolo ricoperto dai Fieschi nel periodo dell'epopea colombiana. E' un fatto che il padre di Cristoforo Colombo, Domenico, fu uomo di fiducia dei Fieschi che arrivarono ad includerlo nel novero degli addetti alla custodia di una porta d'importanza strategica nel quartiere genovese di Ponticello, il borgo dei lanaioli, sui quali i Fieschi avevano giurisdizione e "clientela". E' altrettanto risaputo che proprio un Fieschi, Bartolomeo detto "delle Indie" - personaggio controverso ed enigmatico - fu al comando della caravella "Biscaina" nel quarto e ultimo viaggio di Colombo verso le Americhe. Bartolomeo non si limitò ad un compito subalterno, sia pure di grande prestigio, ma fu insieme a Colombo anche nei momenti di bassa fortuna: protagonista con Bartolomeo Mendez di un avventuroso viaggio alla ricerca di soccorsi per Colombo naufrago e assediato dagli indigeni, Bartolomeo Fieschi fu uno dei testimoni (e dei firmatari) del testamento spirituale del Grande Navigatore.
Oggi, tra i documenti ritrovati all'Archivio di Stato di Genova sono state rinvenute anche alcune lettere che Colombo scrisse ai reggitori del Banco di San Giorgio, il grande organismo finanziario sul quale si reggeva l'economia della Repubblica. In queste lettere l'Ammiraglio del Mare Oceano testimoniava la sua grande devozione verso "il signor Conte e Madonna la sua sposa": Gian Luigi Fieschi il Vecchio, doge "ombra" della Repubblica, uomo di enorme potere politico ed economico. Al quale Colombo doveva devozione, ma forse anche gratitudine per gli appoggi ricevuti per la sua grande impresa.
Della grandezza della famiglia Fieschi ci rimangono oggi alcune testimonianze monumentali sopravvissute alle distruzioni del 1547 e a secoli di successioni e di vicende storiche: a S. Salvatore di Cogorno, nell'immediato entroterra di Lavagna, la basilica romanico-gotica completata da Adriano V e dichiarata monumento nazionale, circondata da un complesso monumentale di grande pregio tra cui spicca il trecentesco Palazzo comitale. A Genova la chiesa di S. Maria in Via Lata, sulla collina di Carignano. A Lavagna il Ponte della Maddalena. I resti del castello di Montoggio in valle Scrivia, chiese castelli e palazzi, in parte rimaneggiati, sparsi in Liguria, Lunigiana e Basso Piemonte.
SETTE SECOLI DOPO
Da un patrimonio storico e culturale di questa rilevanza non poteva non nascere un recupero di tradizioni proprio in quello che, storicamente, fu nell'alto Medioevo il centro politico dello sviluppo dei Fieschi: Lavagna e il suo immediato entroterra. Nel 1949, riprendendo una tradizione che si tramandava, a metà tra storia e leggenda, proprio dal periodo feudale della famiglia, vengono rievocate per la prima volta in età moderna le fastose nozze, risalenti al 1230, tra Opizzo Fiesco, Conte di Lavagna, e la nobildonna senese Bianca dei Bianchi. Un matrimonio che segnò un momento importante nella vita della casata: Opizzo Fiesco, fondatore del ramo di Savignone, fratello maggiore di Sinibaldo futuro papa Innocenzo IV, era infatti uno dei membri più influenti della "Societas" costituita con i fratelli. E la nobildonna senese era imparentata con i banchieri Bonsignori, alleati e soci dei Fieschi nel complesso intreccio economico-politico dell'epoca. Non a caso, proprio nel 1230, Opizzo Fiesco fu il condottiero delle truppe senesi, vittoriose negli scontri contro Firenze.
Per l'occasione, ricorda la leggenda, gli sposi vollero donare alla popolazione una gigantesca torta, segno della munificenza e anche dell'indiscusso potere economico della casata. Una tradizione gentile che, a distanza di sette secoli, da quarant'anni Lavagna rievoca la sera del 14 agosto.
I SESTIERI DI LAVAGNA
La Torta dei Fieschi nasce nel 1949, ma già dall’anno seguente si può parlare di Sestieri di Lavagna. Il gruppo storico nasce da un’idea di Yvon Palazzolo, straordinaria figura di uomo di cultura e appassionato di storia e folklore: a lui si devono il disegno degli stemmi dei sei sestieri, le prime ricerche storiche sulla figura di Opizzo Fiesco, i riferimenti agli antichi possedimenti dei Fieschi, in qualche caso un po’ anacronistici ma di sicuro effetto spettacolare, poi riportati sul proclama dalla penna aulica della poetessa e scrittrice Elena Bono. Dopo alterne vicende, alla fine degli Anni Sessanta le redini del gruppo storico vengono prese dal professor Emilio Albino, che grazie alla collaborazione della sua famiglia e di molti volontari riuscirà a portare i Sestieri ai grandiosi successi di New York, alle ripetute partecipazioni alle trasmissioni della Rai, in una parola ad occupare quel posto di preminenza che spetta al gruppo storico e alla Torta dei Fieschi nel panorama delle manifestazioni storiche italiane., cui spettano le decisioni operative per il buon funzionamento della manifestazione
LA TORTA DEI FIESCHI
La manifestazione, una delle più belle e suggestive del panorama folkloristico italiano, oltre che una delle più antiche, consiste in un sontuoso corteo storico in costume medievale che attraversa le vie antiche della città e si conclude ai piedi della Torre Fieschi, ricostruzione di un'antica costruzione militare oggi inglobata nel tessuto urbano di via Roma. Qui, dopo la lettura del proclama delle nozze, avviene la cerimonia del "taglio" della torta, un dolce di tredici quintali confezionato dai maestri pasticceri di Lavagna. Mentre comincia la distribuzione del dolce alla popolazione presente (una folla che, da anni, non scende mai sotto le quindicimila persone), si susseguono i festeggiamenti in onore dei Conti sposi: giochi d'arme e duelli inscenati dai Campioni dei Sestieri, la guardia d'onore del Conte; giochi di bandiera, danze e musiche medievali di cui sono protagonisti nobildonne e cavalieri della Corte fiesca. Momenti di spettacolo ricreati dagli Sbandieratori dei Sestieri e dai gruppi Le Gratie d’Amore (danza) e Flos Duellatorum (armi antiche) .
L’ADDIO DO FANTIN
La sera precedente alle nozze, il 13 agosto, altro momento di grande suggestione: sul sagrato della Basilica dei Fieschi a S. Salvatore, il conte Opizzo, circondato dai suoi cavalieri e da una rappresentanza di nobiluomini e dame dei Sestieri, i sei antichi borghi della città di Lavagna, partecipa ad un sontuoso banchetto in suo onore. Davanti alle severe linee romanico-gotiche della Basilica, caratterizzate dall'alternarsi a fasce del marmo e dell'ardesia e dalle misteriose immagini della simbologia gotica, si ricrea l'aria festosa e magica delle feste medievali: combattimenti, musiche e danze, sfilata a cavallo, arrivo dell'araldo del Conte e lettura dell'antico proclama delle nozze
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